Nessun uomo è un'isola...

 

Nessun uomo è un’isola,

completo in sé stesso,

ogni uomo è un pezzo del continente,

una parte del tutto.

 

Se anche solo una zolla

venisse lavata via dal mare,

l’Europa ne sarebbe diminuita,

come se le mancasse un promontorio,

come se venisse a mancare

una dimora di amici tuoi,

o la tua stessa casa. 

 

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,

perché io sono parte dell’umanità.

E dunque non chiedere mai

per chi suona la campana:

essa suona per te. 

 

John Donne_ poeta e filosofo del 1600

 

 

“Sorridete” click! “Mettetevi un po’ più vicino” click! “Così, bravissimi” click! 

Non siamo in uno studio fotografico di moda, ma in un centro commerciale dove si sono realizzate le foto per la campagna “Il Cuore si scioglie” 2011-2012, l’iniziativa di solidarietà di Unicoop Firenze in collaborazione con altri partner, divenuta nel 2011 Fondazione Onlus.

La Fondazione ha esaminato varie proposte di studi grafici e di comunicazione, alla fine ha scelto lo slogan della SocialDesign di Firenze e come visual una foto con due persone molto diverse fra loro. Chi potevano essere i modelli di questa foto? Il rapporto con il territorio, la frequentazione del “popolo della solidarietà” che ha sostenuto per dieci anni la campagna “Il Cuore si scioglie” e… un guizzo d’ingegno! Non potevano essere dei modelli qualsiasi, dovevano essere le stesse persone che frequentano i supermercati e i centri commerciali, i volontari delle sezioni soci Coop, i dipendenti dell’Unicoop Firenze. Cioè tutti coloro che hanno contribuito al sostegno a distanza di settemila bambini del sud del mondo e alla realizzazione di decine di progetti di solidarietà e di sviluppo.

Quindi non si potevano realizzare le foto in uno studio, ma si doveva andare a fotografare “sul campo” con la qualità di una foto di studio. E chi fotografava doveva avere, insieme, alta professionalità e sensibilità sociale.

Silvia Amodio, fotografa e giornalista milanese, fotoreporter per importanti riviste e giornali in Italia e all’estero: la persona giusta per questa impresa. Ha allestito un vero e proprio set fotografico all’interno delle gallerie commerciali, fondale bianco, luci e tutto il resto. 

E così ecco che la campagna è partita. Silvia Amodio ha iniziato a fare le foto con il suo set itinerante: Lucca, Empoli, Pontedera, San Casciano, Montevarchi, Borgo San Lorenzo, Ponte a Greve, Poggibonsi, Gavinana, Prato, Montecatini… incrociando luoghi e volti sempre diversi.

Immagini dei backstage di Montecatini e Poggibonsi

 

DANIELA MORI

vice presidente della Fondazione Il Cuore si scioglie Onlus

 

«Sorrisi, volti, abbracci: basta sfogliare le pagine di questo libro per farsi un’idea di com’è la “nostra” gente, quella che s’impegna e si commuove per il volto di un bambino, che sta bene insieme agli altri. A loro abbiamo pensato in questo primo anno di campagna di comunicazione “Il Cuore si scioglie” gestita direttamente dalla Fondazione. Il nostro Consiglio d’amministrazione ha voluto rendere visibile il cambiamento dandoci mandato di esplorare nuove strade e nuove espressioni. Una delle prime iniziative per rendere più partecipata la nostra azione, per esempio, è stata la realizzazione di un sito web interattivo (http://fondazioneonlus.altervista.org/) per fare esprimere i volontari e gli amici impegnati nei progetti di solidarietà. Anche lì abbiamo registrato volti sorridenti, persone impegnate, pensieri sinceri».

«Per la tradizionale campagna di comunicazione di fine anno, abbiamo coinvolto vari studi di grafica e comunicazione. Alla fine abbiamo scelto la proposta “Nessun uomo è un’isola” perché ci pare la sintesi perfetta della filosofia per la quale è nata la Fondazione “Il cuore si scioglie” Onlus: alimentare la solidarietà e la costante e concreta cooperazione tra le persone. Il logo/programma che si è data fin dall’inizio la Fondazione, “promotori di solidarietà”, è la sintesi di come ci poniamo nella società. E indica la strada da seguire per diffondere questi intenti con la campagna di comunicazione».

«Il lavoro di preparazione, con i set fotografici realizzati in undici centri commerciali, è diventato insperatamente esso stesso parte iniziale della campagna, grazie alla partecipazione straordinaria e generosa di soci e colleghi dell’Unicoop Firenze. Anzi, i backstages sono stati luoghi di una possibile saldatura fra le due componenti della cooperativa che come Fondazione perseguiamo con costanza».

 

CLAUDIO VANNI

consigliere della Fondazione Il Cuore si scioglie Onlus

 

«Dopo le campagne passate che hanno avuto come protagonisti prima le persone destinatarie dei progetti di solidarietà nei loro paesi, poi i personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport, abbiamo pensato che sarebbe stato bello vedere nei manifesti la gente comune, quella che si incontra normalmente a fare la spesa, come il vicino di casa, o la persona che lavora nei negozi. Il rapporto fra solidarietà e territorio è inscindibile. La nostra è una scelta che realizza un’idea: unire persone normali, che vivono sul territorio, e la solidarietà, per sottolineare come l’impegno sia di tutti. Perché “nessun uomo è un’isola”, (è lo slogan scelto per la campagna) ma una parte del tutto: insieme siamo una comunità».

 

WALTER SARDONINI

graphic designer

 

«La solidarietà non è un pacchetto da mettere sotto l'albero di Natale. La solidarietà è un atteggiamento con cui interpretare la vita. E quanto più l'umanità si caratterizza per indifferenza, egocentrismo, arroganza e smania di supremazia, tanto più appare chiara l’inadeguatezza di episodiche sollecitazioni a fare elemosine a beneficio dei più deboli. Campagne così concepite si trovano spesso ad avere il fiato corto e a non mantenere i risultati nel tempo».

«Da questa riflessione al “Nessun uomo è un'isola…” il passo è breve: ogni essere umano è parte di un progetto, ogni vita, ogni condizione umana è importante, unica, perchè è l'anello di congiunzione che ci porta dal nostro quotidiano, piccolo e limitato, fino ai confini dell'umanità. Non possiamo pensare una volta l'anno a chi ha fame, a chi non ha istruzione, a chi muore, e non accorgerci per tutto il resto del tempo di chi intorno a noi non ha lavoro, non ha famiglia, non ha più forze o dignità. È in quest'ottica che nella dichiarazione di John Donne abbiamo individuato la carica propulsiva della campagna: già il mio più immediato vicino è parte, insieme a me, del genere umano e deve essere naturale destinatario della mia attenzione e del mio sostegno, a prescindere dalla sua condizione sociale ed economica. È in quest'ottica che abbiamo progettato un'immagine che si sviluppasse attraverso gli sguardi, i sorrisi, gli abbracci di donne e di uomini, bambini, adolescenti, adulti, anziani. Non tante immagini diverse, ma una sola immagine, non tante voci, ma un solo coro, non tanti volti, ma i volti di tutti».

«Tutti insieme per affermare che la solidarietà non è un gesto di cui ricordarsi solo a Natale, ma un modo nuovo di vivere e intendere le relazioni umane».

Presentazione della Campagna all'ObiHall di Firenze. Sul Palco Walter Sardonini, Agnese Moranti, Daniela Mori, Silvia Amodio e Daniele madio

 

SILVIA AMODIO

fotografa e giornalista

 

«Ho vissuto questa esperienza come un’importante occasione professionale e umana. Non capita tutti i giorni, infatti, nell’attività di un fotografo ritrarre così tante persone in poco tempo. Ed è stato proprio il fattore tempo che ha caratterizzato questo lavoro e l’affiatamento che si è creato con Daniele Madio della SocialDesign e Agnese Morganti, mia collaboratrice. In poche ore dovevamo montare il set, ogni volta in un posto diverso, adattandoci alle varie situazioni e portare a casa centinaia di scatti».

«Oggigiorno, grazie alla tecnologia, siamo tutti un po’ fotografi, basta avere un cellulare. Si è persa quell’attesa e quella pazienza che caratterizzavano l’era della fotografia analogica, quando la pellicola imponeva tempi e riflessioni diverse. Ecco perché considero questo lavoro importante da un punto di vista psicologico. Gestire gruppi di persone, non modelli di professione, ignari della complessità di un set fotografico e di tutti gli aspetti di cui dovevamo tenere conto, dalla composizione dell’immagine al giusto abbinamento tra i soggetti, è stata una bella sfida. Creare un ambiente sereno e armonioso era fondamentale, qualsiasi tensione sarebbe stata registrata nello scatto e avrebbe rovinato il lavoro. Bastava uno sguardo complice tra Daniele, Agnese e me per capire come gestire situazioni molto complesse. Anche l’accoglienza e la collaborazione dei direttori dei supermercati è stata importante, c'è stato chi ci ha offerto il pranzo, a Pontedera, chi si è messo a lavorare insieme a noi a San Casciano V.P.

È stato un viaggio nel cuore delle persone che si sono prestate con gioia e generosità, ricco d’aneddoti e ricordi. Il primo giorno, per esempio, un ragazzo ha scelto personalmente la ragazza con la quale voleva essere fotografato e sono sicura che usciti dal Centro si sono scambiati il numero di telefono…».

 

DANIELE MADIO

graphic designer

«Una delle grandi difficoltà, per me che ero all’accoglienza delle persone che potevano essere fotografate, era quella di scegliere il giusto “accoppiamento” fra soggetti molto diversi visivamente, e fare in modo che entrambi risultassero “portatori di solidarietà”. Insomma, fra un giovane aitante e una donna piccolina un po’ avanti negli anni, non ci doveva essere un solo protagonista, ma dovevano diventarlo entrambi nell’immagine. Silvia è riuscita nei suoi scatti a raggiungere questo equilibrio, ma è stato importante scegliere i soggetti».

«Nell’enorme quantità di scatti fotografici è stato difficile e laborioso scegliere quelli per realizzare materiali diversi e specifici per ogni punto vendita. In tutto abbiamo realizzato 85 immagini diverse di grandi dimensioni (2,5 metri di base per 3,5 d’altezza per i negozi più grandi), uno per ogni punto vendita, poi altri 150 soggetti stampati su supporti di un metro per due e 120 cartelli (altezza 70 centimetri per 50 di base) da esporre sopra le casse. Nonostante questa grande diversità di visual, non abbiamo potuto accontentare tutti. Qualcuno sarà rimasto deluso, però abbiamo pubblicato le foto di tutti i soggetti sul portale similia.ning.com e poi abbiamo realizzato un video con tutte le foto. E su questo libro ci sono tutti».

«Termino ricordando la splendida accoglienza dei soci e dei dipendenti Coop in ciascuno degli undici Centri commerciali dove abbiamo lavorato: un’esperienza unica che ha gratificato ampiamente il grande lavoro svolto».

 

DANIELA TARTAGLIA

fotografa e docente di storia della fotografia

 

«Nel ritratto fotografico, attraverso la posa, il modello si offre allo sguardo altrui e la macchina fotografica ferma per sempre un aspetto che egli non potrà più modificare. C'è sempre dunque un margine di paura e di timore a posare davanti ad un fotografo».

«Sennonché i grandi ritrattisti sono capaci di reggere l'incontro-scontro fra due diverse identità ed ottenere da parte dei loro modelli un'apertura psicologica e una disponibilità a lasciarsi andare, a non trattenere qualcosa per sé. Silvia Amodio è una straordinaria ritrattista, una fotografa sensibile e colta che sa prendere per mano i suoi modelli e condurli alla rivelazione di sé. Sebbene rigorosamente in posa, i suoi modelli sembrano vivere ed abitare lo spazio dell'inquadratura con la consapevolezza di riuscire a mostrare ciò che si è e non quello che si vorrebbe essere. La forza insita nei ritratti di Silvia Amodio sta nella libertà che riesce ad accordare ai suoi modelli, pur esercitando un ferreo controllo dell'inquadratura e di ogni dettaglio interno all'immagine».

«La personalità dei soggetti è resa partendo dalle loro caratteristiche esteriori, attraverso composizioni frontali e simmetriche ed un uso sapiente dell'illuminazione. Il confronto serrato con il soggetto è evidente anche dalla essenzialità con cui la fotografa organizza il suo set. Fondi piatti, bianchi, privi di elementi di decoro. Illuminazione diffusa, neutra, priva d’ombre che potrebbero costituire un elemento di disturbo e distogliere dalla rivelazione del carattere».

«Scriveva Italo Calvino negli anni Cinquanta: “Nel modo in cui i nostri nonni si mettevano in posa, nella convenzione secondo la quale venivano disposti i gruppi, c’era un significato sociale che rendeva espliciti i rapporti col mondo che ognuno di noi porta con sé, e che oggi si tendono a nascondere, a far diventare inconsci". Silvia Amodio riesce con leggerezza e profondità a farli emergere».

Il pubblico durante la giornata di presentazione della campagna